Questo è il secondo ricamo al quale mi sono dedicata in linea temporale. Non essendo abbastanza lineare per lavorare su un solo progetto alla volta, l’ho intervallato con vari altri lavori di cui parlerò in seguito.

Ricamo a mano su asciugamano di lino da un corredo familiare recuperato

L’inizio è tattile/olfattivo. Apro il cassetto dei corredi vintage recuperati qua e là e scelgo la stoffa che al momento mi attrae di più. In questo caso un asciugamano che misura un po’ più di un metro e mezzo per 70 centimetri. Visto che è poco che ricamo sarebbe stato più saggio scegliere una stoffa piccola. Sarebbe stato.

contemporary embroidery art formello, roma

Stendo il tessuto su una superficie rigida o sul letto e ci disegno su qualcosa. Nei primissimi tempi ho usato un pennarello di plastica fatto apposta per questo tipo di lavori: lascia un segno azzurro/verde che sparisce quando la stoffa viene lavata. L’ho sostituito quasi subito con una matita grassa, non riuscivo a pensare di dover acquistare e usare un oggetto così inquinante.

ricamo a mano su asciugamano proveniente da un corredo familiare

Quando il disegno più o meno mi soddisfa monto la stoffa su un grande telaio tondo di legno, cercando di tirarla meno possibile per non deformare le linee. Con l’ago (ricamo sempre a mano) ricalco piano piano la figura disegnata a matita. Ci vuole una gran pazienza, tempi lunghissimi, e spesso mi capita che dopo un’ora di lavoro sfili tutto e ricominci, perché magari non mi piace com’è venuta una curva o un qualche altro particolare che mi sa che vedo solo io.

arte contemporanea del ricamo, italia, tessuto vintage

Per terminare il lavoro precedente a questo, della stessa grandezza, ci sono voluti credo otto mesi. Non ho ancora molta esperienza e non sono ancora super decisa su come procedere. E non sono nemmeno sicura che non ci tornerò sopra.

matassine di filo colorate per ricamo

Per quanto riguarda i materiali, inizialmente ho usato le normali matassine di cotone che si comprano in merceria. Poi dopo aver fatto alcuni lavori mi sono resa conto che i fili erano troppo pelosi e disordinati, non compatti. Così ho pensato di usare i normali fili da cucito, che però in Italia si trovano solo montati su rocchetti di plastica. Il cotone sono quasi sicura che sia OGM, e anche i colori sicuro non sono ecologici. Ormai per me, dopo tutto il percorso di consapevolezza che ho fatto con il pasto nudo, questi compromessi sono improponibili.

cotone per ricamare avvolto su mollette di legno

Così ho trovato su Etsy questo filo di cotone organico, tinto con colori naturali e montato su rocchetti di legno, che purtroppo non esiste in Italia (o almeno io non l’ho trovato) e mi arriva dalla Germania; e mi ci trovo benissimo. I fili sono compatti e lisci e resistono bene ai vari lavaggi in lavatrice che devo fare ogni tanto per cancellare l’eccesso di matita dal tessuto.

Fili di cotone organico tinti naturalmente, avvolti su rocchetti di legno

Non so come esprimere l’emozione che provo quando mi trovo davanti al tessuto bianco, così organico (nel senso Cronenberg della parola) e posso trapassarlo con l’ago cambiandone l’aspetto e la struttura, lasciandolo allo stesso tempo intatto e libero di tornare esattamente alla forma originaria, come un’operazione chirurgica senza sangue e senza rischi. Gli stessi fili che solcano la stoffa sono simili a vene che traspaiono dalla pelle.

Tessuto di lino vintage ricamato a mano, particolare

Per adesso sto andando avanti così. Ogni giorno mi ritaglio da mezz’ora a due ore per lavorare, combattendo quasi sempre con le voci interiori che dicono che sono ridicola, che i ricami sono insignificanti e insipidi, che è una perdita di tempo prezioso che dovrei utilizzare per fare lavori che mi portino un guadagno sicuro, e svariati altri tipi di svalutazione che risalgono principalmente a cose che mi sono sentita dire da chi aveva tutta la mia stima, quando ero troppo giovane per avere un’opinione mia e difenderla.

gatti che dormono, slow living, slow stitching, recuperare la lentezza

Alla fine è giusto che ognuno affronti e combatta i suoi mostri piuttosto che negarne l’esistenza e trovarseli all’improvviso davanti in versione tirannosauro affamato. Prima o poi rigirandomeli tra le mani troverò un punto debole attraverso il quale uscirò migliorata. Poi dice l’arte è catartica.