Vado in giro con questo specchio rettangolare legato alla schiena, più grande di me, la parte riflettente in avanti. Mi piacciono le feste, anzi le adoro. Quelle molto popolate, con svariata gente multicolore in una casa con mille stanze diverse.
Poi in qualche modo finisco sempre al bagno a fare cose stancanti. Questo giro il bagno è quadrato e grande, e il bidet è spostato verso il centro della stanza, per motivi boh. Almeno stavolta c’era una porta e ho potuto chiudermi a chiave, ma mio padre è riuscito lo stesso ad entrare con una bambina per mano.
Le feste sono una droga che mi confonde e mi fa dimenticare chi sono, cosa faccio. Perdo continuamente di vista le persone che conosco e passo il tempo a cercarle in giro. Nei sogni ho questa età indefinita, sempre giovane, tipo non so vent’anni. È questa l’età dell’anima? Quando muori sei così? Rappresento il mio carattere? Autistica, menefreghista, sociopatica, snob, fastidiosa, curiosa?
E questa non fisicità dei sogni, dove sei te stesso anche quando hai un aspetto diverso. Tuo padre non è tuo padre come lo conosci ma tu sai che è lui. E anche se ha l’aspetto usuale è un’immagine che nel sogno gli incolli addosso tu, perché lui è lui perché è lui, non perché ha quel corpo. Puoi volare, spostare gli oggetti senza toccarli, il tempo lineare non esiste, tutto succede contemporaneamente, o come un insieme di minuti scollegati tra loro.
Deve essere così che funziona dopo la morte, ma guidando il sogno come si vuole, creando il mondo che si desidera. Allora perché scendere sulla terra, incarnarsi?
Perché avere un corpo è così bello che per un po’ rinunciamo alla consapevolezza di ciò che siamo e pur di essere di carne accettiamo di vivere nella paura. Toccare il corpo è bellissimo. La pelle umida e calda, che racchiude la carne morbida, pulsante, il battito del cuore, lo scorrere del sangue, il dolore di un livido. Toccare, gustare, annusare i buoni odori e i cattivi odori.
Ascoltare la pioggia, le voci, il vento, il mare. Solo se sei incarnato puoi. La carne è un richiamo irresistibile per l’anima. La carne insegna, evolve l’anima.
Oggi lui mi ha detto che non mostro ciò che provo. Eppure a me sembra di essere cristallina. Che sono tipo una Spock dei poveri, e guardandomi all’indietro mi rendo conto che sì, forse evito le scene isteriche perché ne ho avute a secchiate da bambina, da mia madre super emotiva con sole e luna in pesci. Eppure vedo gente con occhi sudati nei film, e qualcuno devono imitare, a qualcuno devono essersi ispirati per avere quello sguardo.
Mi sveglio e c’è la finestra spalancata e tanto vento che le tende sventolano fino al letto. E adesso come ci torno alla realtà fisica. Mi sono pure dimenticata una collana bellissima alla festa.
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