Ho le ossa piccole come quelle di un uccellino. Anche mio padre ce le aveva piccole. Da bambina gli guardavo le caviglie e pensavo che fossero inadatte a un uomo, ma lui era un avvocato, non un manovale. Non faceva le cose in casa. Non era nemmeno a casa, anche se mia madre diceva di sì.

Gaetano Piscicelli, tesserino giornalistico

Infatti il piccione morì nel tubo dello scaldabagno e nessuno lo tolse, rendendo l’appartamento dai pavimenti di marmo ancora meno accogliente e mia madre ancora più insofferente e stressata.

Adesso lui non è più qui fisicamente, ma lo sento sempre accanto a me, permea le mie giornate. Mia madre invece vive ma non c’è più. Ha le ossa grandi appena ricoperte di pelle, ma lo sguardo è sempre lo stesso, curioso, volitivo, attento, inquisitorio.

Luglio è sbadigliante, le persone sono inerti, proiettate a fuggire dalle proprie vite per qualche settimana. Per noi freelance il vuoto, niente tredicesima per i poveri freelance. Ci arrangiamo con le briciole, cercando di arrivare a settembre senza mollare. Andiamo a raccogliere la legna secca per questo inverno, i vicini ci regalano zucchine, pomodori, susine selvatiche e a volte un po’ di selvaggina. Il paese diventa semi deserto, rimangono solo gli anziani e quelli che stanno come noi, che veramente sono sempre di più ormai.

Quando al mattino si aggira nella stanza raccattando piano vestiti per non svegliarmi sa di caffè e sapone. Poi esce chiude la porta alle sue spalle e va da un anziano a spostare le frasche del suo giardino per 12 euro l’ora.

Siamo messi così, tipo casa nella prateria. Lui manovalanza io faccio il letto, i piatti, i panni, rigoverno casa e ricamo cuscini che metto sul negozio online, parallelamente al lavoro di artista che al momento è bello ma inutile alla sopravvivenza.

Le persone cominciano a rendersi conto che il potere d’acquisto gli sta scivolando tra le mani come la sabbia, ma ancora non dicono nulla. Ancora quasi tutti si vergognano di chiedere che diavolo sta succedendo. Sui social cominciano a vedersi madri che chiedono cibo per se stesse e per i propri figli, e sotto liste di commenti con gente che si offre di aiutare, con pacchi di pasta, scatolette, soldi. Pochi recriminano o suggeriscono la Caritas, quasi tutti capiscono, perché sanno, ma non mostrano.

La gente, per quanto inebetita dai media, dalla sanità e dall’istruzione allo sfascio, dal cibo finto, rimane ancora umana, non tutta la gente, ma gran parte di essa.

Per il mio compleanno prenderò un diario nuovo che subirà la stessa sorte delle scarpe delle ballerine. Strapperò via le pagine meno importanti, quelle con i calendari e la contabilità, allargherò la spirale metallica, farò più spazio possibile perché lui diventerà un contenitore di fotografie, biglietti, oggetti piatti recuperati in giro.

Perché la realtà non ha un’accezione. La realtà è neutra. Sei tu che la vesti di calmo o di angoscioso.
Sei tu che decidi che colore ha.